Grande EDI
Rassegna Stampa - Rassegna Stampa
Martedì 24 Giugno 2014 13:14
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Palazzetto dello Sport "Guido Barbazza" di San Donà di Piave 

Sabato 14 giugno 2014           

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PRESENTAZIONE DELL’EVENTO “IL GRANDE EDI”
Per prima cosa vorrei esprimere agli organizzatori di questa manifestazione il sentito ringraziamento di Patrizia, Claudia, Ginevra ed Andrea Striuli, cioè dei familiari di Edi, per averlo scelto quale “testimonial” di questo evento.

Grande EDI 20140614 - consegna targaRitengo, inoltre, che l’aver affidato alla figura di uno sportivo la testimonianza dei valori che si sono voluti evidenziare e del messaggio che si è cercato di trasmettere,  rappresenti per lo sport la vittoria più bella, perché esso non ha solo la finalità di promuovere competizioni e confronti, ma anche quella di perseguire i più nobili valori della convivenza umana, quali l’umiltà, la solidarietà, la tolleranza, la comprensione, la perseveranza, il rispetto delle regole, la lotta al razzismo ed a ogni tipo di discriminazione, e scusatemi se ne ho dimenticato alcuni.
Molti di Voi hanno conosciuto Edi, ma ai più giovani qui presenti è probabilmente sconosciuto. E’ stato anch’egli un ragazzo semplice ed ingenuo come Voi, che, giusto 50 anni fa, appena quindicenne, aveva iniziato un percorso sportivo in una San Donà che era praticamente priva di attrezzature ed organizzazioni sportive, dove gli unici spazi dove ci si poteva ritrovare per far sport, o meglio per “giocare allo sport”, erano quelli dell’Oratorio Don Bosco o delle golene del Piave. Quando finalmente nel 1964 venne costruito una prima struttura sportiva, la palestra ed il campo scoperto della scuola media Romolo Onor, che ora fanno sorridere ma che allora ebbero un effetto trainante. Edi abitava proprio al di là della strada e la finestra della sua camera si affacciava proprio sui nuovi impianti. In quel periodo era appena stato fondato il Basket San Donà, e l’osservare quei primi atleti correre su quel campo di duro cemento, fu per Lui un’attrazione immediata. Fu infatti uno dei primi giovani che si avvicinarono alla nuova disciplina sportiva. Nel far questo aveva un po’ tradito la tradizione familiare legata al mondo del calcio, visto che il papà, sior Guerrino, era stato un grande calciatore di livello nazionale del primo dopoguerra, portiere della grande Triestina di Nereo Rocco seconda in Italia solo al Grande Torino. Ma Edi fu affascinato da quest’altro modo di praticare lo sport, dove non si usavano i piedi bensì le mani, e dove la partecipazione all’organizzazione dell’attività societaria era molto sentita da tutti, e si era creata una grande disponibilità e solidarietà nel gruppo. Giocò nella prima squadra fin da subito, dal 1965 al Basket San Dona - 1a squadra Torneo Notturno 06-07-08.06.19691973, contribuendo al “boom” del basket Sandonatese, che passò in pochi anni dai campionati a carattere provinciale alla serie C nazionale. Tecnicamente fu un giocatore come tanti altri, ma più di loro riuscì a cogliere in pieno i valori intrinsechi della pratica sportiva, che lo fecero maturare e diventare uno sportivo vero, soprattutto quando, appese le scarpe al chiodo, si rese disponibile per diventare dirigente sportivo e mettersi a disposizione degli altri. Dal 1973 svolse magistralmente il ruolo di dirigente addetto alla prima squadra del Basket San Donà, mettendo in mostra quei profondi valori di convivenza e rispetto che aveva ben assimilato con la pratica sportiva. E’ stato il punto di riferimento per diverse generazioni di giovani della nostra città, sempre disponibile a comprenderli, a parlare con loro, ad aiutarli, a volte anche materialmente, nelle loro continue problematiche, piccole o grandi che fossero. Per molti è stato quasi un papà, prima ancora che lo diventasse per i propri figli, ed ha saputo svolgere un ruolo importante per gli altri. E non solo per i giovani, ma anche per i più anziani di lui, perché, alle già molte ore dedicate al lavoro ed all’organizzazione del basket ha saputo trovarne altre per lo sport della bocciofila sandonatese della quale per molti anni è stato Presidente. Ed ancora ha dato agli altri anche qualcosa di se stesso, essendo stato per lunghissimo tempo membro dell’associazione dei donatori di sangue sandonatese. Questo era Edi Striuli, senz’altro degnissimo testimone dei valori di questa iniziativa, e credetemi, ci manca veramente molto !!!!
GBF 

Grande Edi e Nebullizzer 

Locandina GRANDE EDIGrande Edi e Nebullizzer sono due componenti correlate di un esperimento sociale; un esperimento che utilizza lo sport come contesto e pretesto per astrarre ed affermare un criterio:
"Forte con i Forti e Deboli con i Deboli."
Forte nei confronti dei prepotenti; sensibile nei confronti del più debole. Un criterio che costituisce, una volta affermato a priori, interiorizzato e rispettato, non la cura ma il vaccino alla violenza del Nor-Male.
Un citerio semplice.
Un criterio che polarizza.
Un criterio che identifica il dentro ed il fuori.
Un criterio che costringe ad una presa di posizione ed alla responsabilità.
Un criterio per nulla buonista.
Un criterio che distingue il bene ed il male.
Un criterio per nulla scontato nella realtà.
Perchè Edi c'entra con Nebullizzer?  Per come io ho consociuto Edi direttamente; ma soprattutto per come mi è stato presentato da una persona stra-ordinaria che, a proposito di bullismi e di violenza da parte del nor-male, ha accumulato una esperinza lunga una vita. Mio fratello Sandro.
Sandro mi ha detto, in tempi del tutto non sospetti: "Edi non era una persona come le altre. Edi mi ascoltava. Edi era mio amico.
Mi è dispiaciuto tantissimo."
Un segno. Un messaggio diretto. Non è un discorso razionale da ingenere? Me ne sbatto. La cosa interessante, dal mio punto di vista, è proprio che Edi è anche una persona come le altre.  Non è un papa, non è santo, non è missionario, ... È uno di noi.  Gente che sbaglia.  Una persona con difetti. Vive una vita piena di soddifazioni entusisami ma anche di preoccupazioni e problemi. Non è una di quelli intrasigenti ma solo con le vite degli altri.
Per questo è fondamentale come Sandro mi ha presentato Edi. Me lo ha fatto scoprire, al momento giusto, in una dimensione che non conoscevo. Ed è la dimensione del Bene. Perchè è troppo facile dire il Bene se sei vestito di bianco; cioè se il Bene sei tenuto a farlo e a dirlo professionalmente. In quel caso non è una scelta personale ma istituzionale. E' il tuo mestiere.
Se una persona che per molti è ultima; se una persona che può essere fastidiosa; arriva nel pieno di una vita normale come quella di Edi; e, nonostante non sia affar suo, nonostante abbia già tante cose a cui pensare, Edi lo ascolta... finchè Edi è suo amico ...
QUESTO È STRAORDINARIO!!!
Gli esempi così vicini non lasciano scampo.
Annichiliscono i pretesti delle pecore: "Ma il mondo è così che funziona. Il mondo è dei furbi. Se quel l'è andicapà l'a da essar un motivo, lo dise sempre el prete in cesa!!!". La mia domanda è sempre: ma tu invece che motivi hai per essere una m?
Sono gli esempi vicini e normali che vanno testimoniati.  Perchè per i "grandi" esempi ci sono i libri e la storia.  Le vie e le piazze.  I film e i documentari.  "Santo subito!!!"  Ci sono sempre le pecore in gregge a gridare.
Hanno sempre tempo tutti per glorificare un papa ed un potente.
Ed è uno dei motivi per cui sono andato avanti nel "Grande Edi!" nonostante tutto. Per testimoniare la grandezza normale. L'unico antidoto alla piccolezza violenta ed ottusa del gregge. Delle pecore mammare. Pecore sempre umili nei confronti del potente pastore; ma sempre pronte ad azzannarlo quando il pastore è finalmente a terra.
La narrazione (clicca sull'immagine)   - La storia (PDF) clicca qui
NEBULLIZER Super Hyper Cyber Eroe RNebullizzer, Nebu per gli amici, impersona ed astrae il criterio FFDD (Forte con i Forti e Debole con i Deboli).
Nebullizzer è la parte EDI-ficante del "Grande Edi!".
La parte che tutti possono capire. Ora e nel futuro.
La parte che tende verso l'alto.
La parte che tende verso l'altro.
Nebullizzer, toglie anche la voglia del perdente, della pecora mammara di liquidare il tutto con un "vardate ti".
Nebullizzer è un supereroe appositamente senza un solo volto.
Perchè ha la fisionomia di chiunque: nel momento in cui quel bimbo, quel ragazzo, quella mamma, quella ragazza,.... quell'individuo è FFDD (Forte con i Forti e Debole con i Deboli) quell’individuo è Nebulizzer. Si spera che abbia molti volti contemporaneamente. Che ci sia una gara al Bene. In cui tutti vincono!!!
Nebullizzer  è normalmente un supereroe. Con un coraggio vero: non l’assenza di paura ma la capacità di vincere le paure. Quelle proprie e quelle altrui.
Inoltre responsabilizza; incoraggia, in ogni modo, alla partecipazione.
Quindi, insegna al Bimbo che il criterio FFDD nel suo mondo è anche sua responsabilità. La forza di Nebu dipende anche da lui. Dal Bocia. E viceversa: lui ha bisogno degli altri Bimbi per essere Nebu. Anche nei confronti dei genitori, delle maestre, dei "grandi" è sua responsabilità affermare e difendere FFDD.
"La speranza sono Loro" dicono in tanti.
E' una bella cosa da dire. Poco rischiosa: chi ti potrà mai contraddire! Ma per ora Loro, L'oro, non hanno nè voce nè diritto di parola. Ed è un pensiero terribile il fatto che i Boce sono di fatto ostaggi dei "grandi"!
Nebullizzer è Edi Striuli nel momento in cui Edi ascolta normalmente Sandro; laddove Sandro è l'unico testimone; laddove Sandro, per le pecore mammare, è un ultimo; laddove la testimonianza di Sandro, solo, quando definisce Edi suo amico per me vale più di milioni di pecore mammare tutte in coro.
Molto molto semplice.  Lo capirebbe anche una pecora mammara. Forse.
Grazie Grande Edi!
Luca  

Edi Striuli - biografia

Edi StriuliEDI STRIULI (14-06-1948 / 05-12-2011)
Corporatura robusta, altezza appena sotto la media, capelli scuri e spazzolati all’indietro, diradatisi poco a poco nel tempo, sguardo grintoso ma che nascondeva un cuore d’oro. Edi è stato uno delle primissimi giovani, quando fu costituito il Basket San Donà, che si avvicinarono alla nuova disciplina sportiva. Era la primavera del 1964, ed erano appena stati costruiti il campo di basket scoperto e la palestra della Scuola Media Romolo Onor. La sua abitazione stava di fronte alla palestra, al di là della strada, nelle case polari di via Giovanni XXIII°, e dalla finestra della sua camera si vedeva il nuovo impianto sportivo. L’attrazione non poteva che essere fatale, e così fu tra i primi ad accorrere alle prime partite di basket, quando, su quel campo di duro cemento, nella palestra non erano ancora stati montati i canestri, giocavano i vari Renzo Baradel, Mario Pettoello, Mino Filipputti, Renzo Gallerani, … nel primo campionato cui partecipò la neonata pallacanestro sandonatese. Edi fu dunque tra le prime leve giovanili della nuova società, appena quindicenne, un’età che ora sembrerebbe molto avanzata per iniziare una qualsiasi pratica sportiva, ma che allora era quella in cui si cominciava a giocare a basket, mentre oggi la maggior parte dei giovani inizia già a cinque o sei anni. Allora era così, d’altronde nella San Donà dell’epoca le strutture sportive erano praticamente inesistenti, solo il campo da calcio dello stadio Zanutto e quello sabbioso dell’Oratorio Don Bosco, praticamente nient’altro. In quel periodo di evoluzione dello sport, sulla scia dell’enorme spinta promozionale data dall’organizzazione dei Giochi Olimpici del 1960 a Roma, moltissimi giovani si indirizzarono verso discipline sportive emergenti, e così Edi si avvicinò al basket così come altri, optarono per il rugby. A casa la sua scelta fu considerata quasi un tradimento, perché il papà, sior Guerrino, era stato un eccellente sportivo, campione di calcio della mitica “Triestina” di Nereo Rocco nel primo dopoguerra, seconda in Italia solo al “Grande Torino” di Valentino Mazzola. Ma Edi era stato attratto dal basket , questo strano sport 2 Torneo Notturno Citta di San Dona Oratorio Don Bosco 06-1968 Edi Striuli a canestrodove di giocava con le mani anziché con i piedi, in un paese dove la maggior parte della gente faticava non poco a comprenderne le regole. Ha giocato nella prima squadra del San Donà tra il 1965 ed il 1973, è stato un buon atleta come tanti altri, non proprio un attaccante eccelso ma piuttosto un valente difensore. Infatti si distingueva per la sua struttura robusta e per la proverbiale grinta, fatta di un ghigno serioso ereditato dalla mamma, siora Lia,  che incuteva rispetto, al limite dell’intimidazione: non c’era partita in cui non toccasse a lui di marcare il giocatore più temibile della squadra avversaria. Lo spirito con cui si vivevano le esperienze di quegli anni pionieristici della pallacanestro era particolarmente gioioso. La scarsezza dei mezzi a disposizione aveva creato una grande solidarietà tra tutti i membri della squadra. La preparazione delle trasferte, il reperimento delle attrezzature, l’organizzazione dei tornei, mobilitava e coinvolgeva tutti. Lo spirito era allegro, permeato da una goliardia e da un cameratismo che facevano svanire le fatiche degli allenamenti o le delusioni per le numerose sconfitte degli esordi. Alla domenica, in ogni gara, era sempre una festa, ci si divertiva e si scherzava su tutto e tutti, mentre durante la settimana ci si ritrovava quasi ogni pomeriggio sul campetto polveroso in terra battuta dell’Oratorio, che era la nostra vera “palestra” di gioco. Edi non ha raggiunto
come atleta i livelli eccelsi del padre, ma ha colto in pieno il significato ed il messaggio dello sport, diventando un vero sportivo, acquisendone in toto i valori che si vogliono affermare: la comprensione, la lealtà, il rispetto, la solidarietà, l’umiltà. 
Dopo aver appeso le scarpe al chiodo, non ha lasciato l’ambiente, anzi è divenuto uno dei principali dirigenti del pallacanestro sandonatese, assumendo il ruolo di Dirigente della Prima Squadra, che ha sempre svolto in modo magistrale ed impareggiabile. Per il basket e per la nostra società ha sempre dimostrato una passione ed una disponibilità che sono andati al di là dei propri interessi. Dal 1973, ha ricoperto il ruolo di dirigente addetto della Prima Squadra, ma più che un dirigente, era un fratello maggiore dei giocatori, se non un padre, quello che dava i consigli utili, raccoglieva le confidenze e stemperava le tensioni, sempre facili da sorgere in un ambiente sportivo. Il bar Striuli, ora totoricevitoria,  rappresentava e rappresenta ancora il nostro punto di riferimento, dove ci si ritrova a parlare di sport o  alla partenza per le trasferte. Ma ad Edi non bastava il tempo ed il lavoro da dedicare al basket, aveva trovato anche lo spazio per seguire l’altra sua passione sportiva, le bocce, diventando per anni presidente della locale bocciofila, ed ancora il tempo per la solidarietà, essendo stato costantemente membro del gruppo donatori del sangue. Ottimismo, solidarietà, disponibilità per gli altri. Questo è stato Edi e ci manca molto ! 

Edi Striuli - il ricordo di un amico

EDI NON CE L’HA FATTA ! IN RICORDO DI UN AMICO
Scusatemi, ma mi accingo a scrivere queste righe con un profondo senso di ribellione: non pensavo che nel corso di questo maledettissimo 2011 avrei dovuto nuovamente commemorare un amico, … e che amico ! con cui, quasi dalla culla, abbiamo incrociato ripetutamente i percorsi della nostra vita, accomunando un amore smisurato per la pallacanestro anzi per la società della nostra città, il Basket San Donà. E la quinta volta, quest’anno, che mi accingo a ricordare delle persone che ci sono state care. Prima il nostro ex giocatore Gian Paolo Niero, poi il nostro web-master (the Gray Man) Nico Gnes, poi ancora il nostro “sponsor storico” Luciano Canella, quindi l’ex giocatore e politico locale Claudione Scapolan, ora Edi Striuli ….. e si che le profezie dei Maya dicevano
che avrebbe dovuto essere il 2012 l’anno dei cataclismi ! 
Edi era nel Basket San Donà dalla sua fondazione, cioè dal 1963, ma la nostra amicizia risale a ben prima, anzi il nostro primo incontro agli anni dell’Asilo San Luigi. Farà sorridere Asilo S.Luigi 1953in questo triste momento, ma ricordo molto bene, pur essendo trascorsi quasi sessant’anni, la prima volta che avemmo occasione di incontrarci. Edi era un ragazzotto robusto, leggermente cicciotello e stavamo in fila nel cortile dell’Asilo mentre si stavano eseguendo dei lavori edili di manutenzione dei bagni. Avremo avuto non più di 4 anni. La suora ci aveva allineato sull’attenti e ciascuno di noi doveva poi passare davanti al gruppo come quando un’autorità passa in rassegna un picchetto d’onore. Dietro la fila c’erano gli attrezzi degli operai ed Edi si trovava posizionato proprio davanti ad una grossa “mastella” di malta fresca, pronta all’uso. Quando toccò il mio turno la tentazione fu irresistibile. Una piccola spintarella ed il pacifico Edi si ritrovò seduto gambe all’aria nella “mastella”: pur non sapendo ancora cosa fosse il basket, avevo fatto il mio … primo canestro ! Uno splash che oggi avrebbe fatto notizia su You-Tube. La marachella mi costò l’arrossamento delle natiche per qualche “carezza”, assolutamente meritata, regalatami da papà, ma questo primo incontro  ravvicinato non ebbe alcuna conseguenza dirompente, anzi ha “cementato” ante litteram lo spirito un po’ guascone che ha sempre regnato nel nostro ambiente sportivo, dove gli “scherzi” sono stati uno strumento di aggregazione, piuttosto che di divisione. Siamo sempre stati al gioco, sempre solidali anche quando reciprocamente dovevamo svolgere la parte della vittima. Dopo gli anni trascorsi come atleti abbiamo condiviso quelli da dirigenti. Per il Valle Tagli di Caorle - settembre 1969basket e per la nostra società abbiamo sempre avuto una passione ed un coraggio che è andato oltre i nostri interessi. Edi ha svolto magnificamente il ruolo dei rapporti con la squadra, era il fratello maggiore dei giocatori, se non il padre, quello che dava i consigli utili, raccoglieva le confidenze e stemperava le tensioni, sempre facili da sorgere in un ambiente sportivo. Il bar Striuli, ora totoricevitoria, rappresentava e rappresenta ancora il nostro punto di riferimento, per noi era sempre il bar da Guerrino (il papà, noto ex calciatore e protagonista dello sport sandonatese e nazionale nel primo dopoguerra) dove ci si ritrovava a parlare di sport e per partire per le trasferte, e della siora Lia, la mamma, un po’ restia ai cambiamenti del figlio, che fino a non molti anni fa, prima che la trasformazione di attività si completasse, era sempre presente dietro la caffettiera, con la sua proverbiale grinta, a rimproverare “quell’insulso de me fio che ghe corre drio sol che ai numeri !”. Edi è sempre stato accostato alla “fortuna” per le vincite milionarie che molti sono riusciti a cogliere nella sua ricevitoria, grazie ai sistemi ed alle combinazioni da lui elaborate, ma la fortuna questa volta l’ha tradito, perché sicuramente non meritava di lasciarci in questo modo, così improvviso, inaspettato, assurdo, vorrei dire banale, per un malore Coppa Italia B2 2008 Palalido Milanoo una distrazione, in una strada di campagna, larga, poco trafficata e con condizioni di tempo quasi perfette. Il destino ci insegna purtroppo di essere sempre in agguato, che la guardia non può essere mai abbassata, e che la vita è sempre appesa ad un filo: si possono superare senza spiegazione situazioni incredibili ed allo stesso tempo si può inciampare nella più favorevole delle condizioni. Il ricordo di Edi resterà sempre nei nostri cuori e vogliamo ricordarlo con il bellissimo sorriso di quando al Palalido di Milano la nostra squadra ha conquistato la Coppa Italia, davanti ad alcuni dei nostri idoli cestistici, nel luogo che era stato il mito dei nostri sogni sportivi giovanili.
Addio Edi.

Giambattista Ferrari 





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